Conscious. Un primo passo consapevole verso il futuro.
- 16/07/2019
A cura di Federica Toto - Story teller for Innovation


“Il genere umano deve imbattersi in qualche esperienza, che come avvenimento, indichi una sua disposizione e capacità ad essere causa del progresso verso il meglio” - Paul Ricoeur, Il Giusto

 
Consapevolezza. Indignazione. Bisogno. Difficoltà. Assunzione. Solitudine. Precauzione. Negazione. Presa di Coscienza. Sono queste alcune delle parole che risuonano più frequentemente nella Sala Tevere della Regione Lazio a Roma - mercoledì 10 luglio - nell’ambito della giornata dedicata alla conferenza intermedia del progetto “Conscious - Systemic path for the rights”.

 L’obiettivo del progetto è sfidante e l’atmosfera che regna di multi ed inter disciplinarietà si rivela generosa e collaborativa.

Gli argomenti e gli interventi che si susseguono sono basati sull’esperienza da parte delle Istituzioni, associazioni, enti sociali e sanitari, legali, criminologi, psicologi, fra gli altri.

Ciò che immediatamente colpisce è lo sforzo corale di illuminare una zona rimasta fin troppo spesso in ombra nella coscienza sociale.

Perché è meglio non parlarne. Perché si prendono le distanze istintivamente da fenomeni del genere. Perché quando si racconta di abusi sessuali e violenza domestica si vorrebbe che storie come queste non esistessero. Ed invece esistono. E non si può far finta di nulla. Perché non far nulla vuol dire pur sempre far qualcosa.

L’umanità è il concerto di tante voci stonate, che nel cantare insieme, trovano consonanza. Un equilibrio. Un’armonia.

E’ questa la spinta deontologica, che muove ogni professionista - in questa giornata ed in questo progetto - ad agire.


Affrontare ed approfondire dei temi così delicati e sensibili, da un punto di vista sociale e culturale, è sempre complesso: bisogna fare attenzione e maneggiarli con cura.

Perché si tratta di storie reali, che raccontano percorsi di sofferenza, di violazione, di isolamento. Perché sono storie vere, con protagonisti tutti diversi fra loro; allo stesso tempo però accumunati da un possibile progetto, che possa favorire la presa di consapevolezza e il cambiamento in essi e nella società.

Ascoltando le diverse argomentazioni, è come se esistesse un fil rouge capace di ricamare una tela comune, da cui emergono tre importanti passaggi su cui riflettere.

Il primo è quello della Relazione. Momento di verità e rivelazione.

La maggior parte delle volte, questi episodi di violenza - infatti - nascono, scaturiscono e vivono all’interno di una relazione o a partire da una carenza relazionale dell’autore di violenza. Carenza che si canalizza in una difficoltà/incapacità di gestione degli impulsi fino a stigmatizzarsi nella violazione della norma comportamentale a livello relazionale del rispetto dell’altro.

Ecco che così quel rapporto improvvisamente si trasforma in mal-trattamento. Ed emerge il bisogno di trattarlo, invece, con cura ed attenzione.

Per fare ciò è indispensabile procedere verso il passaggio successivo, quello della

Responsabilità. E’ qui che entra in gioco la consapevolezza di sé e dell’altro.

La consapevolezza della violazione avvenuta, da parte non solo dei protagonisti direttamente coinvolti; ma anche dei professionisti che sono coinvolti in un’ottica di riabilitazione, supporto e sicurezza. Responsabilità dei diversi interlocutori, a garanzia di far diventare uno stato di difficoltà; un’occasione per pensare ad una strategia di recupero e incontro.

Responsabilità di non far in modo che la solitudine si trasformi in possibili episodi di violenza recidiva. Responsabilità della propria colpa e dell’accettazione di essa.

Responsabilità nel prendere in carico queste storie senza cristallizzarle in esperienze di isolamento individuale, comunitario e sociale; ma piuttosto di attività congiunte per evitare che riaccada.

Questa presa di consapevolezza si concretizza nel riconoscimento della Dignità.

In primis la dignità della narrazione della vittima, della sua sofferenza e del suo dolore: della sua esperienza. La dignità dell’assunzione della colpa, della propria storia e del proprio percorso. La dignità ritrovata è il punto di inizio e di arrivo.

Il gancio con la realtà per la vittima e per l’autore della violenza.

Dignità, da riconoscere ad un progetto così ambizioso: un tentativo di contribuire in una direzione sistemica e sistematica ad un’azione supportiva e non più interventistica ma continuativa. Il corrimano e non la gabbia in una visione di re-integrazione sociale.

Per evitare che da un atto di violenza se ne scaturisca altra, per evitare di creare non-luoghi dell’anima pericolosi e silenti.

Conscious è tutto questo: la proposta di un modello che dia significato e garanzia agli interventi trattamentali come opportunità futura, che guardi non solo ai confini nazionali ma
anche a quelli europei.

Conscious è l’impegno di tante voci per implementare un processo di miglioramento in un’ottica di verifica e qualità.

Conscious è il termometro che rileva la dimestichezza della dinamicità dei fattori di rischio, per ammortizzarli consapevolmente.

Conscious vuole fare tesoro delle singole storie per creare una nuova esperienza. Insieme.

Ed un’esperienza fa la sua apparizione quando può essere detta. Finché non è detta si potrebbe dire che non è esistita. Non si può dire come sia la vita, come le scelte o il destino
definiscano le persone, se non raccontando una storia.. come direbbe Hannah Arendt.

E questa è la storia di Conscious, della sua conferenza intermedia. Una storia che parla di futuro in divenire.
Di futuro che costruisca relazioni responsabili e dignitose.

Per info:
https://www.work-with-perpetrators.eu/projects/conscious-it     
http://www.garantedetenutilazio.it/garante-detenuti-lazio/8-news/447-firmati-i-protocolli-previsti-dal-progetto-consciuos




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